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Rimini
"La stessa cosa scritta in italiano"
Avignon
"La même chose écrite en français"
Coimbra
"A mesma coisa escrita em português"
...della fine a metà. ovvero dove mi sono fermata.
post pubblicato in Avignon, il 18 febbraio 2009
penso oramai che questo blog, almeno per la parte Avignonese, sia finito, là dove simbolicamente si è fermato il mio anno universitario, alle buone intenzioni d'inizio del secondo semestre.
perchè le buone intenzioni non servono a nulla se non supportate da altrettanto buoni mezzi ed efficaci azioni.
così la mia cronaca resta a metà, come il mio tentativo per raggiungere la meta (anzi quello non arriverà nemmeno a metà, visto che non finirò nemmeno un anno su due), e questo non è altro che un necrologio che non arriva in anticipo, ma piuttosto in ritardo, perchè è chiaro che anche se apparentemente la mia vita universitaria sembra continuare, in verità il progetto è morto da tempo.
un po' come con i malati che vivono attaccati ai macchinari.

ecco ora non resta che aspettare che la spina venga staccata e dichiarato il decesso ufficiale.

perdonate la metafora infelice
e per favore, niente parole di consolazione.

a volte si può solo tacere.



permalink | inviato da La-reveuse-d'Avignon il 18/2/2009 alle 0:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
...del ritorno. o di un nuovo inizio. Ovvero: il secondo semestre
post pubblicato in Avignon, il 6 gennaio 2009
Eccomi di nuovo qua,  in diretta dalla biblioteca dell'università. Appena rientrata subito risucchiata, dai libri, dalle ricerche dallo studio.
e infatti sarà un post breve, solo per inaugurare questa seconda fase, che si preannuncia tanto faticosa quando la prima, se non di più.
le vancanze mi hanno aiutato a ricaricarmi?
non lo so, in fondo le ho passate a studiare, spendendo le mie giornate davanti al computer.
però a consolarmi c'era sempre il pensiero della sera. il sapere che dopo ore davanti allo schermo del mio povero ed esausto mac, avrei visto gli amici o le amiche o mi sarei concessa un film, anche stupido come "Love actually" ma sempre utile per staccare la spina.
e per questo motivo sono riuscita ugualmente, in qualche modo, a sentirmi a casa, anche se il Natale non è stato un vero Natale (senza aver fatto i regali, senza mia sorella, senza avere il tempo di sentire l'"atmosfera"), anche se gli amici li ho visti meno di quello che volessi. nonostante tutto piano piano mi sono reimmersa in una specie di surrogato della mia vita Italiana, nella mia camera, con la mia musica, coi miei libri e le mie riviste, che anche se non potevo leggere erano lì intorno me, a confortarmi, a riscaldarmi come la coperta in cui stavo avvolta mentre seduta e a volte stesa sul letto redigevo i miei travaux. e ancora il mio filo di lucine viola, che ha rischiarato tante piacevoli notti della mia vita, monotona e routiniera, ma pur sempre calma e familiare, le mie tende azzurre, la mia finestra da cui si vede il campo di ulivi. il mio disordine sulla scrivania (anche se poi quello, e pure in quantità maggiori, c'è l'ho pure ad Avignone), insomma tutto, ogni piccolo oggetto a ricordarmi chi sono e che sono più che due mani che battono su una tastiera di un computer, altro che una nevrosi continua, altro che la mia borsa carica di testi universitari che non riesco a finire (e in questo il metodo francese devo dire che l'ho perfettamente assimilato).

tutto ciò per dire che, anche se due settimane sono passate in fretta, mi sembrava di essere a casa da sempre e ripartire ieri è stato come dover ripartire per la prima volta, ricominciare tutto da capo, solo con molta meno leggerezza, curiosità e buone aspettative.
Ma alla fine il treno l'ho preso, angosciata dalla solitudine. solitudine alleviata dal vedere Ema che correva appresso al mio treno solo per farmi ciao con la mano dal finestrino, dalla telefonata di Gabri.
Poi il viaggio è stato lungo lo stesso, non sono riuscita a studiare come volevo perchè sono stata tartassata dal mal di testa per tutto il tempo, ho ascoltato quasi sempre la musica, ma dopo un po' anche quella stanca. avrei voluto parlare con i miei vicini di posto, anche in Francese, ma un po' per timidezza, un po' perchè la gente sul treno si rinchiude spesso nei suoi libri o giornali o musica, non sono riuscita a scambiare neanche una parola.
Per fortuna l'arrivo è stato piacevole. Andy è arrivato ad Avignone alla mia stessa ora. Scesa dal treno ho aspettato la sua navetta proveniente dalla "gare Tgv" e dopo un abbraccio stretto stretto ci siamo incamminati verso casa.
Avignone è sempre la stessa, solo un po' più fredda, come la mia stanza, che ho trovato congelata, coperte comprese.

Ed io?
io pure sono sempre la stessa, sempre con le solite mille cose da fare e sempre a perdere irresponsabilmente tempo su internet.
però i buoni propositi li ho (a parte il perenne e inutile proposito di mangiare meno e dimagrire).
Organizzarmi meglio, cercare di stare tranquilla ed essere positiva.
In questi ultimi giorni mi è capitato di consolare e sostenere certe persone che come me erano impaurite e scoraggiate, sono stata brava, ho detto belle parole incoraggianti, ora vediamo se riuscirò a metterle in pratica anche per me.

Che questo ri-inizio sia un nuovo inizio, ecco il mio proposito.

In bocca al lupo a me.
e coraggio.
coraggio.




permalink | inviato da La-reveuse-d'Avignon il 6/1/2009 alle 9:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
11 - Ritorno in patria
post pubblicato in Coimbra, il 27 dicembre 2008
Quando ema vedrà l'orario in cui sto pubblicando questo mio post s'incazzerà di brutto.
































Occhio a Cannes.






permalink | inviato da Coach il 27/12/2008 alle 1:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
10 - Movimento browniano
post pubblicato in Coimbra, il 19 dicembre 2008
E' difficile, se non impossibile, descrivere esattamente lo svolgersi di questi ultimi due giorni, che mi hanno fatto percorrere una traiettoria decisamente non prevedibile né supponibile. Tutto inizia la mattina dopo la cena di natale, una mattina che comincia come tante altre, sapendo bene di non essere come tante altre, non essendo seguita da nessun'altra. Il giorno prima è stato pesante: esame e organizzazione festa, ci si addormenta alle 5, ci si sveglia alle 9, già in ritardo per l'incontro in università con il gruppo di computazione neurale. Il professore ci ha simpaticamente affibbiato un altro trabalho che dovrò finire qui in Italia. Nel tornare a casa, passo a salutare varie persone, compro il biglietto dell'autobus per Porto, recupero le ultime foto, ma non ho tempo per fare regali di ogni sorta. Entro in torretta (casa mia) e l'euforia è alle stelle, si sta tutti per partire e tutti non vedono l'ora di tornare a casa. Come l'angelo del malaugurio però sono costretto a rendere partecipi i miei coinquilini della notizia che ho appreso poco prima da Alejandro: la morte di Ana, la nostra prima coinquilina spagnola.

Ana ha 23 anni, studia medicina, è solita passare i mesi estivi facendo pratica all'estero, conoscendo luoghi come Sicilia, Polonia, Brasile, infine Portogallo. Il padre è medico militare, Ana ha passato l'infanzia nel suo studio divertendosi ad indovinare le dosi ed i medicinali che lui avrebbe prescritto ai suoi pazienti. Vuole diventare neurologa. Ana ha delle evidenti petecchie sparse per il corpo, ma non se ne capacita. Prende il raffreddore, che poco dopo diventa influenza, che non la lascia per un mese e mezzo. Nonostante i suoi coinquilini la spingano a farsi visitare, lei resiste e sostiene che gli antibiotici la salveranno. Dopo due mesi finalmente si decide a fare le analisi del sangue e scopre di soffrire di leucemia linfoblastica acuta. Sua madre e suo fratello la riportano in Spagna. Il 17 Dicembre 2008 i suoi polmoni non hanno più abbastanza forza per farla respirare ancora. Un suo coinquilino Erasmus italiano pensa di non averla conosciuta abbastanza per sapere se sarebbe stata un bravo medico, ma pensa di averla conosciuta abbastanza per iniziare a capire la necessità del non poter capire il caos.

Ultima cena con panettone e ragù, non si dorme e si parte alle 2 di mattina. Il viaggio fila liscio, almeno finché si rimane fuori dall'Italia: arrivati alla stazione di Milano Centrale si sbatte contro i primi ritardi dovuti all'ingolfamento delle stazioni per mezzo dei TAV, agli Espresso pieni di gente caricata come bestie (ma fatta pagare come persone più che perbene), alla gente comune che normalmente non è capace di nemmeno mezzo sorriso. Tante differenze, povera patria, con il vecchio Portogallo pieno di opportunità illuminanti. E poi si torna a casa e ci si accorge che tutto è rimasto immobile, nulla è cambiato: stesse discussioni, stesse parole, stessa atmosfera, stessi gesti, che ci si rende finalmente conto fanno parte della routine delle cose e che per questo non possono mutare. E si ringrazia la scelta fatta un anno fa che ha permesso di scappare ed evitare di rimanere intrappolato in questa pericolosa routine, evitabile semplicemente avendo coscienza della stessa e soddisfacendo i principi fondamentali della natura dell'uomo, il disordine e l'imprevedibilità.

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permalink | inviato da Coach il 19/12/2008 alle 15:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
...di regali non acquistati, valigie da fare e viaggi in treno senza fine. Ovvero: il ritorno.
post pubblicato in Avignon, il 18 dicembre 2008
Sono le 22.27 del 18 dicembre.
Fra meno di sei ore uscirò di casa per andare a prendere il treno che mi riporterà nell'altra, di casa, che è sicuro più "chez moi" che qui, ma che ora sento appartenermi un po' meno.
Le ultime due settimane sono state molto pesanti, tra ritmi insostenibili (per me), lavori da consegnare fatti in fretta e furia, con l'ansia di non riuscire, con la voglia di lasciar pedere.
Sono stati giorni ( e notti) passati davanti al computer, giornidi stress, di panico e di pianti, di dubbi, di voglia di tornare in Italia e lasciar perdere tutto.
Ma sono stati anche giorni pieni di persone che mi sono state vicino, tentando di rassicurarmi, di farmi cambiare idea, di sostenermi, di coccolarmi. Le amiche, i coinquilini, gli amici dall'Italia, gli pseudo-amici di facebook e infine anche i professori.
E infine sono stati giorni di cene e feste di Natale, almeno 3, di cui l'ultima ieri sera, a casa di Marie e Ophelie, con quasi tutta la classe, tanto cibo e scambio di regali.
Io ho guadagnato un piccolo mostriciattolo di gomma da mettere sul dito e un paio di orecchini fatti a mano da Velina, che mi ha stupita e commossa, a volte ci si sente meno soli, e a volte sono le persone da cui meno ce lo aspettiamo che ci fanno sentire meglio.

Oggi ho consegnato gli ultimi due lavori scritti e ho avuto l'ultimo esame.
Ho ancora parecchio lavoro da fare durante quelle che dovrebbero essere vacanze e che invece non lo saranno affatto, ma il fatto di poter rientrare e staccare per un po' da questi ritmi infernali in qualche modo mi aiuta.
Non sono mai stata tanto stressata ed psicologicamente esausta in vita mia.
Casa non mi è mai mancata così tanto e mai mi è sembrata così lontana. Non tanto per le 14 ore di viaggio che mi separano dalla mia adorata Romagna, quanto per il fatto che sono stata almente assorbita dall'università e dalla mia pseudo-vita avignonese che ora che rientro mi sembra di essere stata lontana per anni, e già presagisco l'effetto di straniamento che tutto ciò porterà.

In ogni caso ho voglia di tornare.
Ma mi chiedo, chissà se riconoscerò la mia vita, chissà se me la sentirò estranea quanto a volte mi capita di sentire estranea la Francia.
attendo con ansia il momento in cui rimetterò piede sul suolo Riminese eppure non ho voglia di fare la valigia.


A presto ( ma non troppo ahimé).




permalink | inviato da La-reveuse-d'Avignon il 18/12/2008 alle 22:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
IL SENSO DELLA VISTA
post pubblicato in Rimini, il 14 dicembre 2008
E' il 1997.
Ho 14 anni.
Immaginatemi con l'aspetto ( e l'altezza e il peso) di un bimbo di 8, taciturno e timido, ma non alieno a momenti di improvvisa loquacità, perfino un po' pedante.
Oscillavo insomma tra lo sfigato cronico e il saccente rompicoglioni.

Sono dall'oculista e, per la prima volta, non riesco a leggere le ultime letterine.
Che strano, chissà che mi è preso... forse ora mi darà uno sciroppo da prendere per una settimana e tornerò a vedere come prima.
Invece no.

Dice che è un po' di miopia e che probabilmente aumenterà con la crescita. E che dovrò mettere gli occhiali.
E' intollerabile.

- Ma... non posso fare niente per tornare a vedere come prima?-
- No -
- mm ... Vuole scommettere? -



Naturalmente non mi ci è voluto molto a realizzare che non esisteva una vera e propria cura, ma, mano a mano che crescevo e che la miopia aumentava fino a costringermi davvero a mettere gli occhiali ( come odio quando gli altri hanno ragione) al contempo mi informavo sull'operazione laser che me li avrebbe fatti togliere.



E' il 10 dicembre 2008.
Sono più alto e meno timido.
Sul rompicoglioni non mi pronuncio e non indago, certi dubbi è meglio tenerseli.

Sono dall'oculista e da lì a poco verrò operato.
Sto esternando tutti i miei perchè, le mie preoccupazioni, i mille modi in cui le cose potrebbero andare male.

E' una cosa che ho imparato da mio babbo.
Lui vede pericoli mortali anche nell'andare a prendere il cappuccino al bar alla mattina.
Davvero.
Qualsiasi attività stiate per intraprendere lui comincierà a dire "stai attento perchè..." e giù una storia di un tizio che facendo la stessa cosa è morto o si è fatto malissimo.
Che a pensarci il mondo è così grande e succedono così tante cose, che sono sicuro che c'è gente che è morta anche mentre beveva un thè seduta sul suo divano.
Magari gli è cascato il lampadario in testa.
Ciò non toglie che valutare i rischi in questo modo non sia molto furbo.
Bere il thè sul divano non è pericoloso. Bere acido solforico invece si. Punto.

Ma ormai è una cosa che mi è entrata nell'inconscio.
E allora giù a far domande.
E se mi muovo? Ho la tosse, e se tossisco?

Lui mi rassicura, loro se ne accorgono e possono sospendere, il laser si ferma automaticamente e poi sarò così impaurito che di sicuro non mi verrà da tossire durante l'intervento.
Impaurito.
Evidentemente non sa con chi ha a che fare.



Operazione fatta.
Non solo non ho tossito ma mi accorgo solo ora di aver tenuto il piede sinistro sollevato per tutto il tempo.



Ora metto un sacco di colliri, devo dormire con una maschera protettiva per una settimana (fa molto hannibal)  e devo evitare di sfregarmi gli occhi per un mese.
Ma vedo dodici decimi.
Quindi per ora va bene.

Poi magari domani mi cade il lampadario in testa.

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permalink | inviato da ilverocosta il 14/12/2008 alle 13:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
09 - Natal em Coimbra
post pubblicato in Coimbra, il 10 dicembre 2008
Scrivo dopo essere tornato da un week-end snervante a Madrid, dopo aver scoperto che i miei carissimi compagnucci portoghesi a cui avevo lasciato tutto il lavoro svolto hanno bellamente deciso di buttare tutto e rifare tutto dall'inizio, sbagliando, anche a mio nome, dopo essere stato costretto a sfondare il vetro di camera mia con un pezzo di Corpo de Deus (che è la via dove abito) per riuscire a dormire ancora una volta sul mio letto, dopo che in una settimana ho fatto fuori almeno una trentina di pacchi di fazzoletti talmente tanto sono constipado, come si dice quaggiù in Portugonia. Nonostante possa soffermarmi su ogni dettaglio di come abbia rischiato di togliermi un occhio improvvisandomi Lupin III, preferisco lasciare il tutto alla vostra fervida immaginazione e provare a raccontare com'è che Coimbra di Natale si trasforma in un cartone animato.

"C'era una volta una dolce bambina chiamata Cappuccetto Rosso", inizia così, senza avvertimento, perdipiù in italiano, il bombardamento sonoro che da giorni mi costringe alla levataccia. A Coimbra è dal mese di agosto che stavano montando luci, fili, altoparlanti, marchingegni elettronici, strani babbi natale volanti, ed improvvisamente dal primo di dicembre abbiamo scoperto a che serviva tutto ciò: in un attimo la città si è illuminata delle decorazioni più pacchiane che la storia ricordi, di un cattivo gusto raro di questi tempi. Apparentemente messe a caso, ad un occhio più attento non sfugge che la posizione di queste luci sia proprio dove può dare più fastidio all'estetica, all'occhio fisico ma soprattutto al buon senso. Come se non bastasse in tutto il centro città hanno piazzato, evidentemente di nascosto, un altoparlante ogni 20 metri, cosicchè un ignaro cittadino coimbricense possa avventurarsi nella Baixa per il suo shopping natalizio accompagnato, in ordine, da:

 - "Jingle Bells Rock"
 - "Vivo per lei"
 - "Jingle Bells" rifatto con latrati di cani
 - Fado vario
 - L'intera colonna sonora del Signore degli Anelli
 - Musicassette italiane del cantastorie Anni '80 con tanto di scampanellìo quando bisogna voltare pagina.
 - Voce maschile che ti ricorda che è natale

Io ho DUE altoparlanti davanti alla mia finestra. Il programma va dalle 8 di mattina alle 10 di sera, e naturalmente il volume lo alzano quando da più fastidio, ovvero la mattina e la sera. Dopo un po' comunque ti ci abitui e inizi ad apprezzare questa colonna sonora da cartone Disney che ti accompagna nella vita quotidiana. Quasi ti aspetti che da un momento all'altro ti esca Topolino dalla scrivania. Tra l'altro in questi giorni anche il nonno (di cui ho parlato qualche post fa) si è addobbato a dovere e gira per la città sfoderando un bellissimo cappellno natalizio. Sempre. Secondo alcuni se lo è fatto cucire allo scalpo.

Per il resto, mi sto preparando agli esami il più professionalmente possibile, ma soprattutto al ritorno nella terra dei cachi. Psicologicamente sarà qualcosa di notevole.

E se ele quer de ser de cada malta
tem de beber este copu até o fim
até o fim
e vai pra cima
e vai pra baixo
e vai em centro
e vai pra dentro vai pra dentro vai pra dentro vai pra dentro...





permalink | inviato da Coach il 10/12/2008 alle 0:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
08 - Os trabalhos
post pubblicato in Coimbra, il 27 novembre 2008
Riuscire a barcamenarsi tra tutte le cose che ti piombano addosso ogni giorno qua non è mica semplice. Caralho. I corsi hanno solo 4 ore alla settimana, due delle quali spesso facoltative, i professori ti salutano calorosamente con un "ciao" o un "bacini" quando te ne vai, ti chiamano per nome, li incontri nei pub. Poi esci dall'aula e ti senti più pesante. La prima cosa a cui pensi è il toscano con la nutella che ti sei mangiato la mattina per colazione, ma quello non c'entra: era già lì quando sei entrato a lezione. Allora ti osservi. Ti pare tutto normale, tutto nei ranghi. Aspetta. Cos'è quel fascicolo di 320 pagine che hai nella tasca? Non è tuo, non l'avevi quando hai affrontato l'ingresso del dipartimento questa mattina. Siccome hai imparato come gestire il mistero dai film americani che guardavi da piccino, prendi il plico in mano e lo leggi: "Trabalho n.2". MA PORCA TROIA. Il professore me l'ha fatta di nuovo. Quella pacca sulla spalla non era cameratismo. Era una distrazione. Mentre mi crogiolavo nell'autocelebrazione accademica, quel maledetto mi ha riempito di lavoro da fare. Neanche fosse la prima volta. Per la prossima settimana, vogliamo una ricerca di 25 pagine che scandagli le possibilità di rigenerazione cellulare nervosa mediante scaffold, una relazione di 15 fogli che sottolinei il fatto che un termistore sia soggetto ad isteresi, un trabalho di almeno 10 pagine e lo sviluppo di un progetto di logica diffusa, un lavoretto di 5 pagine che stimi il modulo di Young di almeno 3 materiali differenti, naturalmente dopo aver fatto le dovute esperienze in laboratorio.
E io che stasera volevo andare alla festa turca.


Ma io ci vado lo stesso.


E domani Italia-Turchia a calcetto.

 

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permalink | inviato da Coach il 27/11/2008 alle 23:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Vous avez tous comme moi, traversé des nombreux mondes. Ovvero: Reveries Arlesiennes di Lacroix
post pubblicato in Avignon, il 27 novembre 2008
Giovedì sera e si conclude un'altra settimana di corsi, anche se lo studio si protrarrà ovviamente a casa per tutto il week-end. Una settimana piena: il "cahier de charge" è stato consegnato e anche "l'analyse institutionelle", il chè vuol dire un altro corso e mezzo depennato, un nuovo lavoro da consegnare entro il 5 dicembre affibbiato senza preavviso e per fortuna già fatto per 3/4 e due nuovi corsi iniziati. In totale 24 ore di lezione, più almeno un'altra decina di lavoro a casa (il pomeriggio tardi e la sera dopo cena), in università (oggi nella pausa pranzo), in un bar (ieri sera fino alle 19.45).
Per fortuna, oltre alle delusioni di corsi divertenti che non hanno avuto luogo, alla noia di certe che invece purtroppo non hanno mancato di svolgersi e allo stress per i ritmi fordiani che le scadenze obbligano a tenere, la settimana ha portato anche una bella lezione sul campo o meglio, al museo.
Martedì ci hanno infatti avvisato che per il corso di "Exposition et mise en valeur du patrimoine" ci saremmo recati al Museo Réattu di Arles per analizzare un'esposizione in corso. L'idea mi è sembrata allettante, ma ho deciso di non lasciarmi subito andare a facili entusiasmi, pensando sarei rimasta delusa da una mostra di quadri del 700 o di oggetti relativi alla vita rurale...e invece, inutile descrivere il mio giubilo quando ho scoperto che si trattava di una mostra dedicata e ideata da Christian Lacroix (per chi non lo conoscesse è uno stilista molto famoso, che quest'anno è stato anche ospite d'onore del festival di fotografia "Les Rencontres d'Arles").
Ieri mattina quindi ci siamo ritrovate tutte sul parking des italiens, abbiamo atteso al freddo del gelido Mistral, che nemmeno la splendida lumière du sud riesce a riscaldare, le ultime ritardatarie e siamo finalmente partite alla volta di Arles (3 auto piene di ragazze carine, acculturate e infreddolite).
Arrivate abbiamo costeggiato le rive del Rodano (con il vento che continuava a soffiarci addosso) e siamo infine arrivate al museo.
La mostra era molto più grande e molto più bella di quello che immaginassi. All'interno delle 32 sale, gli abiti di Christian Lacroix dialogavano con le opere della collezione permanente del museo e con le creazioni di 14 artisti contemporanei invitati espressamente dallo stilista a collaborare all'esposizione, in una serie di rimandi cromatici, plastici, simbolici, incredibilmente suggestivi.
Durante la mattina abbiamo visitato abbastanza velocemente le 32 sale, ricche, ricchissime di oggetti, immagini e creazioni di ogni sorta, cercando di reperire una sorta di logica interna alla sua organizzazione. Verso mezzogiorno e mezza ci siamo ritrovate in una delle ultime sale per un breve resoconto delle nostre impressioni con i prof e infine siamo andate a mangiare. Con grande delusione di non poche delle mie compagne abbiamo scoperto che il macdonald aveva chiuso (ebbene sì, è possibile) e abbiamo perciò optato per un pranzo all'aperto sulle panchine di una piazzetta. Finiti i panini, insalate, pizzette del caso siamo poi andate a riscaldarci e a confortarci con un dolce in un bar, prima di reimmergerci per tutto il pomeriggio nell'analisi della mostra. Ci siamo divertite ad analizzare e interpretare le scelte formali e gli accostamenti delle opere, a volte con rigore semiotico altre semplicemente con voli pindarici degni delle peggiori derive della psicalanisi freudiana, e quando alla fine del pomeriggio ci siamo nuovamente trovati tutti alla fine del percorso per un nuovo resoconto, qualcosa di buono è venuto fuori.
Verso le 17.30 ci siamo quindi rimesse in macchina, tornate ad Avignone io ed altre 4 amiche, nonostante la stanchezza ci siamo fermate in un bar per discutere dell'ennesimo lavoro di gruppo e finalmente, alle 19.45 sono rientrata a casa, esausta ma molto soddisfatta.
Se tutto va bene la prossima settimana torneremo per una seconda visita in cui la curatrice del museo ci spiegherà come è stata concepita la mostra e la sua organizzazione: avremo così di nuovo l'occasione di immergerci in quello splendido mondo onirico e di svelarne forse qualche segreto. Attendo con ansia.





permalink | inviato da La-reveuse-d'Avignon il 27/11/2008 alle 21:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
...di pirati, fotografie, cioccolato e altri piaceri. Ovvero: non di solo studio vive l'uomo.
post pubblicato in Avignon, il 23 novembre 2008
E' passato più di un mese dall'ultima volta che ho scritto e di cose da raccontare ce ne sarebbero, il week-end a Lione (splendida città, col fiume in mezzo, i ponti e le bici che si possono affittare per un euro a settimana), Halloween (festeggiato con la solita cena ipercalorica, un'uscita nei soliti bar e una passeggiata al cimitero che sembrava il luogo più vivo di tutta la città), le settimane di vacanza passate in casa a studiare per finta e cazzeggiare su internet per davvero.
Tuttavia i riassunti a lunga distanza mi sembrano faticosi e sempre assai poco efficaci nel rendere conto del vissuto, perciò mi limiterò a dire che nel frattempo le vacanze sono finite, i corsi ricominciati e siamo entrati nell'ultimo mese e mezzo di lezioni prima della pausa natalizia. Periodo che sarà faticoso e pieno di lavoro come si preannunciava, se non di più.
Ma stasera non mi va di parlare di scadenze, pagine da scrivere e folli viaggi in macchina verso il Portogallo a cui sono sempre più sicura di dover rinunciare, ma voglio giusto scrivere quanche riga sulle ultime uscite/attività a cui ho preso parte. Perchè per fortuna, insieme ai corsi è ricominciata anche la vita sociale, in cui mi sono gettata (nei limiti delle energie e degli impegni scolastici) con nuovo entusiasmo e voglia di approfondire le amicizie con i compagni di università.
Giovedì serata Boujolais et Pirates (il boujoulais è un vino novello il cui arrivo viene festeggiato con degustazioni in tutta la Francia, nonostante l'intero paese sembri trovarlo disgustoso). Insieme ad alcune compagne di classe ci siamo ritrovate a casa di Louise (l'ennesimo appartamente supermoderno, superfigo e super-più bello del nostro) per travestirci, truccarci e fare un primo giro di bevute (con del Lambrusco!!!). Dopo circa un'ora e mezza di preparativi siamo uscite e ci siamo dirette a Place Pie, centro (peraltro unico) della vita serale studentesca di Avignone, in cui si affacciano 3 dei già citati 5 bar in cui si va per uscire. Come previsto c'era un sacco di gente (per quanto relativamente si possa considerare "tanta" la gente ad Avignone). Abbiamo bevuto un altro bicchiere di vino, chiaccherato, parlato con gente vestita da mucca, fatto un giro inutile per arrivare alla piazza dell'orologio in cui credevamo dessero del vino gratis (avevano smetto circa 5 ore prima), assistito ad un'estemporanea improvvisazione di un trombettista sul tavolino di un bar, chiaccherato ancora e poi, verso l'una io e Rosine, spinte anche dal freddo, ce ne siamo tornate a casa.
Venerdì nulla di particolare, ho passato la giornata in casa lavorando su uno dei diecimila scritti da produrre in questo mese e la sera me ne sono rimasta a casa con Muriel, a fare i conti con la sporcizia dell'appartamento, che ci aspettava al varco da due settimane.
Ieri invece, è stata una splendida giornata. La mattina è passata tra qualche ora di studio e un'uscita per spese con Muriel (mercato ortofrutticolo, cartoleria e supermercato) che ci ha visto affrontare a testa bassa il gelido Mistral che ha ricominciato a spirare con forza sulla città.
Dopo pranzo invece, io, Clément (un compagno di corso) e sua cugina Marie, siamo andati alla residenza per studenti dove abita Rosine, per una sessione di fotografie che dovrebbero servirgli per il manifesto di un concerto che faranno teoricamente fra qualche mese. In seguito a un'idea di Rosine, abbiamo deciso di improvvisare un set nel giardino, utilizzando l'enorme quantità di foglie secche che il Mistral aveva fatto cadere dagli alberi per seppellire Clém e sua cugina. Parte dei risultati, che ho trovato abbastanza soddisfacenti, sono quelli che potete vedere qui a fianco. Nonostante abbia rubato ore preziose allo studio (che rimpiangerò amaramente tra poche settimane), ero talmente contenta mentre tornavo a casa con il mio ipod nelle orecchie e il vento che mi soffiava in faccia, che camminando ho cominciato a guardare il cielo, dondolando la testa al ritmo della musica e sorridendo; e devo essere sembrata abbastanza tra le nuvole al mio padrone di casa che mi ha salutato con il clacson mentre passava sulla strada in macchina con la sua famiglia.
Una volta rientrata non ho fatto nulla, anche perchè Dydy e Mumu mi hanno comunicato che saremmo dovuti uscire dopo due ore per andare a cena da Patrick e che prima di uscire dovevo cucinare il mio "famoso" Cake alle zucchine (insieme al couscous di verdure e alle torte salate l'unica ricetta che mi viene decentemente).
Finiti i preparativi siamo usciti tutti e tre allegramente con una borsa piena di cibarie da cuocere a casa di Patrick (l'impasto del mio cake e quello del semprecalorico e sempredelirante browinie di Andy). La serata è stata molto piacevole, dopo l'abbuffata natalizia (per quantità di cibo e per la quantità di invitati seduti alla tavola elegantemente apparecchiata di Patrick), abbiamo fatto vari giochi, fra cui una simil-imitazione di tabù che ha rivelato la competitività al limite della follia di Muriel, che rischiva l'attacco cardiaco ad ogni manche per cercare di far indovinare più parole possibile alla sua squadra nel poco tempo a disposizione.
Insomma, grassa mangiata e grasse risate.
Verso mezzanotte gran parte della combriccola si è diretta verso una serata di beneficienza a base di salsa, Muriel è rientrata e io sono andata a fare chiusura (cioè sono rimasta meno di un'ora) al PubZ con Rosine e Velina, il bar zebrato meta di numerose fini di serata avignonesi.

Oggi domenica stile classico, lavaggio delle lenzuola (che ho asciugato mettendo il riscaldamento in camera a circa 28 gradi con conseguente effetto Caraibi), studio individuale, ulteriori due ore e mezza di lavoro di gruppo con Emilie (perchè Gael come tradizione se ne è fregato) e infine cena con Muriel.
Ed ora, dopo questo lunghissimo post, rimetto le lenzuola, preparo le cose per domani e poi a letto con un libro.
Perciò buonanotte e alla prossima.





permalink | inviato da La-reveuse-d'Avignon il 23/11/2008 alle 21:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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